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ADESSO BASTA! ABBIATE IL CORAGGIO DI ABOLIRE L'APPELLO.

E' successo ancora. Nelle pieghe dei provvedimenti regolanti materie assolutamente diverse, vengono inserite disposizioni sulla giustizia ed in particolare sul processo.

Avv. Paola Pezzali

E' successo ancora. Nelle pieghe dei provvedimenti regolanti materie assolutamente diverse, vengono inserite disposizioni sulla giustizia ed in particolare sul processo.
Nella legge di stabilità, tra i tagli ai costi della politica, della sanità e della pubblica amministrazione, si assesta un altro colpo al processo di appello.
In maniera silente, infatti, il legislatore stabilisce che, qualora l'appello venga dichiarato inammissibile o improcedibile, l'appellante dovrà versare un ulteriore importo, pari alla meta del contributo unificato versato al momento dell'iscrizione.
La portata della disposizione e' "devastante"!
Ad un prima lettura potrebbe, infatti, sembrare l'ennesima norma introdotta per introitare somme nelle casse dello Stato, ma una considerazione sistematica delle recenti modifiche introdotte in materia di giustizia, ed in particolare con riferimento al procedimento di appello, lascia chiaramente intendere qualcosa di diverso.
E' evidente che l'introduzione della condanna in caso di rigetto della sospensiva, le nuove cause di inammissibilità dell'appello, la previsione contenuta nelle nuove tariffe professionali, di ridurre alla metà l'onorario del professionista in ipotesi di pronuncia di inammissibilità o manifesta infondatezza e la scelte di penalizzare l'appellante soccombente con il pagamento di un ulteriore importo, che appare una sanzione per aver chiesto giustizia, sono tutte disposizioni ispirate dal medesimo intento: scoraggiare le impugnative di secondo grado.
La logica sottesa a tale indirizzo e' anche abbastanza chiara: il giudizio d'appello rappresenta l'anello debole del sistema giudiziario. Sono ben noti a tutti, infatti, i calendari delle udienze in Corte di Appello, e la media di circa due anni per ottenere solo la fissazione della prima udienza di comparizione delle parti, con tutto ciò che ne consegue anche in termini di costi per lo Stato per l'eccessiva durata dei processi.
Ma di fronte ad un evidente fallimento del sistema giudiziario il legislatore, invece di trovare soluzioni normative, organizzative e strutturali capaci di garantire quella snellezza, fruibilita' e rapidità dei processi, misure necessarie a cambiare veramente il volto del Paese, decide di limitare l'accesso alla giustizia rendendo l'impugnazione delle sentenze di primo grado un percorso ad ostacoli, minato, per scoraggiare il ricorso al giudizio di appello.
Ancora una volta le risposte non sono quelle che chiediamo!
E' necessario far sentire forte la protesta dell'avvocatura, gridare la nostra indignazione, far comprendere attraverso i media che la nostra non e' la battaglia della casta ma dei cittadini, della società civile, perché la giustizia ed il processo sono le fondamenta di un Paese moderno, libero e democratico.
Per questo la nostra associazione ha deciso di aderire alla manifestazione indetta dagli Ordini Professionali e dall'Ordine degli Avvocati di Roma il prossimo 23 ottobre dove ci auguriamo che tanti decidano di far sentire, forte, la voce della loro indignazione.

 

Avv. Paola Pezzali

“La Nostra Dignità è la Vostra Libertà”

Tratto dalla manifestazione del 23 ottobre 2012

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